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- Lo sai, mi manca tantissimo il mio tesoro!
- E lo dici a me che non ho manco un fondo pensione?

by Cozla
18/07/08 | 12:40
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Sei tu, Onnipotente? Non posso dirtelo.
[La Ricerca Dell'Assoluto. Racconto in sei parole.]

Capitolo II - Omini.

L'Omino della biglietteria ha cercato di vendermi un biglietto usato. A metà prezzo, diceva.
Disdicevole. Trovo sia assurdo che io continui a chiamare tutti Omini.
E' una mania che ho fin da piccola che credo derivi dalla passione per i Lego.

Adoravo il girare con quella valigia piena di piccoli pezzetti per costruire ponti tra il nulla ed il vuoto.
Dar vita a palazzi per cui mi sarebbe mancato sempre il pezzo decisivo. Inventare figure geometriche nuove.
Adoravo il girare con quella valigia piena di piccoli pezzetti senza essere per questo un serial killer.
Avere sempre un alibi di plastica da costruire. Cadere in piedi e ricostruire.

Gli Omini erano tutti uguali ed immobili nel loro sorriso eterno.
Mani prensili: gente pronta. Elmetti per tutti: sicurezza sul lavoro.
Manco i capelli gli crescevano, figuriamoci i rancori.
Se gli uomini fossero tutti omini non esisterebbero le caste, le disparità.
Non ci sarebbe prevaricazione, né tristezza. Non ci sarebbe nemmeno Briatore.
Se gli uomini fossero tutti omini basterebbe poco per eliminare gli esuberi catastali.
Non ci sarebbero condoni, tasse. Non ci sarebbero i tronisti in televisione.

Paradisi di plastica in un mondo a suo modo finto.
L'omino del treno, l'omino della salumeria, del maneggio, della cartoleria.
Intercambiabili. Omini.
La Morfina non sarebbe l'unico modo per vincere il dolore.
Non si chiederebbe "come stai?" per sentirsi ripetere "bene" anche quando non c'è da mangiare.
Vivibili. Omini.

Per me erano e sono tutti Omini. Senza differenze.

A 10 anni avevo capito che non c'è migliore uguaglianza di quella che decidi dall'alto. Restandoci.

{..Continua}

by Cozla
14/07/08 | 00:09
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- Ieri ho saputo che un mio ex compagno di scuola è diventato Cardinale!

- Ahpperò, Maestro, s'è sistemato..

- Chissà come si fa, qual è l'iter.. Tu ne sai qualcosa, Coz.?

- No, non mi informo su carriere nelle quali non possa aspirare al vertice.

by Cozla
05/07/08 | 12:31
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Le biografie non mi sono mai piaciute. Odio iniziare un libro sapendo come finirà. Per ora sfrutto il vantaggio di essere ancora viva.

 

Capitolo I - La Genesi.

Tutte avevano le Barbie ed io non ero da meno. Le Barbie erano piccole: bionde, magre e piccole.
A 8 anni ero molto più grande di loro e non avevo una piscina con le bolle, nè la casa di campagna con i lampioncini. Avevano una cucina, i divani, miriadi di vestiti, scarpe, borse. Avevano delle spazzole inspiegabilmente grandi rispetto a loro.
A 8 anni era chiaro che avevano ciò che avrei dovuto attendere per una vita, e forse nemmeno l'avrei mai avuto. Ma avevo loro. Non mi piaceva giocarci come facevano le altre.
Le Barbie erano oggetti con una forma umana, ma non erano umane. Lo capivo dal fatto che non parlassero e non avessero bisogno del wc.
Sì, non parlavano.
Mary e Pina le facevano parlare con la propria voce, ma non era la stessa cosa. Ma a loro non importava.
Mary e Pina le facevano muovere con le loro enormi mani. Ma a loro non importava.
Erano parte del gioco: si emozionavano per la festa in giardino mentre fuori dalla finestra vedevo la pioggia. Una recita. Un esercizio di stile. Una sproporzione consacrata.

Io ero più grande delle Barbie. Io potevo farle muovere, vestire.. perfino mozzarle gli arti.
Io ero il perno decisionale, il motore primo, colei che le acquistava e manteneva in quella vita di plastica.
Mi chiamavano Madre Laura. Ero la loro divinità senza testo sacro: scriverlo mi avrebbe limitata.
L'unico arbitrio che conoscevo era il mio e tutto funzionava a meraviglia.
Loro mi adoravano ma sapevo di non potermi fidare. Io non amavo loro e loro non amavano me.
Mi adoravano perché ne potevo disporre, ma almeno erano certe della mia esistenza.
Ero una divinità progressista e loro erano troppo stupide per chiedermi il perché.

A loro bastava avere vestiti nuovi, ed io glieli fornivo.

{..Continua}


by Cozla
02/07/08 | 13:25
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Fa caldo. Sì, lo so che quando si inizia a parlare del clima vuol dire che si è proprio alla frutta.
Ma ultimamente sono così priva di ispirazione che invece di appuntare sui fazzoletti di carta mi bastano i cotton fioc. Usati.
Fa un caldo tale che il mio forno è andato in sindome depressiva da demansionamento. Il frigo lo sbeffeggiava.
Abbiamo pensato di spostarlo ma con questo clima diventa difficile fare traslochi e dover spiegare le cause dei rumori: La signora del piano di sotto non capisce che sono necessari per evitare di pagare ancora lo psicanalista al forno. Lei ha solo il microonde.

Se mi dovessi liquefare, spero ci siano celle frigorifero come quelle di casa Croft. Sì. A distanza di anni, invidio il maggiordomo che lasciavo chiuso tra i pezzi di carne.
Che poi, farsi ibernare non deve essere male. Temo solo che le intenzioni sarebbero fraintese.
Non mi fido del mondo dei surgelati, specie dopo l'estinzione dei Polaretti all'amarena.
Chi può fare questo può fare qualunque cosa, anche vendermi a pezzi al mercato. O magari restiturmi ai miei a rate, spacciandomi per cibo di stagione.

Resto solida, allontano i pensieri e vado a suonare.
Ma iil salotto è esposto al sole anche di notte. Un fenomeno apparentemente incomprensibile ma irrilevante, dato che di notte comunque non potrei studiare.
Ed il pianoforte, lo si sa, non è che si può spostare. Solo nella canzone di Venditti è successa una cosa del genere. Sì, la canzone. Quella in cui ci sono i trasportatori che devono fare la maturità dopo le scuole serali e cantano "La matematica non sarà mai il mio mestiere".
Per forza, non esiste. Preferirei fare Il Pericolo, a 'sto punto.

Inizio a studiare Bach. Il caldo però mi inibisce le riflessioni, allora apro le finestre e spalanco i balconi.
Gli automobilisti strombettano, ma non hanno senso del ritmo. Inizio a pensare di comporre qualcosa per piano, urla e clacson.
Bela Bartok non approverebbe. Bela Bartok userebbe il condizionatore. Bela Bartok urlerebbe in un'altra lingua. 
Chiudo le imposte.
Accendo il ventilatore.
Le pagine si girano da sole.
Fermo gli spartiti con le mollette.
Produco bile in quantità industriale.
Abbasso i prezzi come insegna il mercato.
La bile va alle stelle, ci fanno Polaretti e Fruit Joy.

Ora sapete a che gusto sono quelli verdi.


Basta. Vado a fare compagnia alle tende.

by Cozla
25/06/08 | 13:48
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